Raccontarmi in 5 oggetti
Per raccontarmi attraverso cinque oggetti è necessario fare un excursus a partire dai primi anni della mia infanzia ripescando dal "calderone" delle mie esperienze quelle che maggiormente mi hanno segnata e che mi hanno spinta ad essere dove sono.
Questo è uno degli oggetti che ha segnato maggiormente la mia vita e il mio corpo. Ciò che mi ha lasciato è un bagaglio di valori ed emozioni insostituibile e che sarà sempre parte di me. Non è uno sport è un'estenuante disciplina, un modo d'essere, un culto. Forse proprio per osservare questo culto conservo tutte le scarpette da ballo e con essi i ricordi vivi delle emozioni passate.
Scarpette da ballo - Salerno, 2002-2015
Perché lo specchio? Perché come tutte le donne non può non essere l'oggetto con cui passo la maggior parte del mio tempo, declinato in tutte le sue forme: dalla specchiera della mia camera da letto, a quello all'ingresso perché prima di uscire è fondamentale guardarsi allo specchio un'ultima volta, ma nel caso in cui si fosse troppo di fretta c'è sempre quello in formato mignon con tanto di pettinino rigorosamente posizionato nella tasca laterale della borsa.
Specchiera - Ovunque,1998-oggi
Le formine per i biscotti sono state uno dei tanti regali fatti a mia madre e diventati miei dopo poco. Il desiderio di riuscire ad usarle mi spinse ad imparare a cucinare, o più precisamente, ad imparare l'arte della pasticceria. Ad oggi non sono una grande pasticciera, né tanto meno ho intrapreso studi che mi consentiranno di diventarlo, ma la domenica non riesco a rinunciare ad un bel dolce fatto in casa.
Formine per biscotti - Salerno, 2007-oggi
Dal greco all'italiano...dall'italiano al greco. Questo dizionario, il Rocci, mi venne dato da mio fratello a cui era stato regalato da mia madre a cui era stato acquistato da mia nonna tanti anni prima ed è stato il mio peggiore incubo e la mia più grande soddisfazione in tante occasioni. Nel lasso di tempo di cinque anni il mio cervello ha imparato come rendere fluente in una lingua moderna l'arcaismo di una lingua considerata "morta". Niente del greco è morto, rivive grammaticalmente nelle parole di tantissimi campi disciplinari, culturalmente nel nostro modo di pensare, di agire, di relazionarci al prossimo. Questa, come tante altre ragioni, mi rende fiera di aver intrapreso studi classici.
Dizionario Rocci - Salerno,1978-2016
Il tempio greco rappresentato nel De Architectura di Vitruvio rappresenta la mia passione per l'arte in tutte le sue forme. Il design, come affermava Charles Eames, è una declinazione dell'architettura, una sua estensione, era solito dire "Eventually, everything connects". Sì, alla fine tutto è collegato. Ogni esperienza, ogni oggetto significativo, ogni feticcio, è un tassello indispensabile del puzzle della vita umana.
Tempio greco nel "De Architectura" di Vitruvio





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